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Dr.ssa Graziella Langialonga

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Dr.ssa Chiara Gusmani

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Dr.ssa Federica Ripamonti

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L'ipocondria

Si definisce “ipocondria” un disturbo psichico caratterizzato dall’esagerata preoccupazione per la propria salute e dalla convinzione che una qualsiasi sensazione sia sintomo di una patologia.

I soggetti ipocondriaci possono essere considerati “malati immaginari” infatti, anche quando la presunta patologia che sospettano viene negata dai controlli medici a cui si sottopongono, continuano nella persistente idea di essere ammalati.

L’entità del disturbo è variabile: si distingue una forma più comune rappresentata da una tipica nevrosi d’ansia e un’altra, decisamente più grave, dove sono presenti deliri e allucinazioni denominata “disturbo somatoforme” che può essere paragonata alle malattie psicosomatiche.

L’ipocondria viene considerata in psicologia come un meccanismo di difesa da un pericolo interno od esterno che minaccia l’identità personale o la vita di relazione.

Il tentativo spesso inconscio è quello di trovare rassicurazione e attenzione da parte dei familiari. Il disturbo è più frequente nella fascia d’età tra i 40 e i 50 anni con uguale incidenza nei due sessi.


Le principali preoccupazioni dell'ipocondriaco

La preoccupazione tipica dell'ipocondriaco può essere rivolta alle normali funzioni del corpo come la respirazione, oppure a leggere alterazioni come l'allergia o una piccola ferita o, ancora, a sensazioni indistinte come il cuore affaticato. Qualsiasi segno viene interpretato in modo negativo e attribuito ad una patologia.

Anche il comportamento sociale dell'individuo affetto da ipocondria è dominato dall'ansia della malattia che diventa il tema fondamentale di ogni conversazione, la reazione tipica allo stress o ad un evento negativo; il compenso all'ansia viene cercato attraverso il ricorso al farmaco.

Come si interviene nel disturbo ipocondriaco? Il tentativo di effettuare delle indagini mediche autonomamente così come quello indotto dai familiari ha un effetto parziale e di breve durata; in alcuni casi, anzi, serve solo a consolidare l'idea patologica e inasprire gli atteggiamenti ansiosi.

Per fare un esempio una lieve alterazione riscontrata nelle analisi ematiche può confermare l'idea di essere malati oppure il silenzio o un'espressione seria del medico può avvalorare il dubbio della presunta patologia. Un intervento terapeutico efficace si può ottenere solo con l'aiuto di uno psicoterapeuta ed avrà come scopo prioritario la rottura degli schemi mentali ossessivi del paziente.


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